Fake News

Quali sono le reali motivazioni, che spingono alcuni utenti ad inventare e diffondere online tali fake news?

Prima di rispondere a questa domanda, è necessario fare un passo indietro. Cerchiamo di comprendere, prima di tutto, che cosa sono e perchè, rispetto a qualsiasi altro contenuto, riescono a raggiungere un numero elevatissimo di utenti in poco tempo.

Che cos’è una fake news?

Una fake news è letteralmente una “notizia falsa”, che viene deliberatamente ed intenzionalmente creata e condivisa su internet, dove, in poche ore, riesce a raggiungere decine di migliaia di utenti.

Le fake news esistono da sempre, ma, con l’utilizzo degli odierni canali di comunicazione, possono rappresentare una vera e propria minaccia ed essere spesso causa di divergenze, che possono ripercuotersi non solo sulla vita quotidiana delle persone, ma addirittura sulle vicende politiche di una nazione.

Perchè vengono create e diffuse?

Le bufale, in gergo italiano, non sono soltanto semplici notizie inventate. Dietro questo fenomeno, si nascondono utenti reali e con uno scopo ben preciso. Quale?! È semplice. L’obiettivo principale dei “creatori di fake news” è guadagnare.

I portali sfruttano il sistema pubblicitario per eccellenza, il Pay For Click, utilizzando AdSense, il servizio offerto da Google, che permette ai gestori del sito web di pubblicare annunci pubblicitari sulla propria piattaforma online e di guadagnare in base alle visualizzazioni o ai click ricevuti su tali annunci.

Quanto vale questo business?

A seguito del caso Trump, che ha allarmato l’opinione pubblica sull’argomento fake news, dopo le accuse sull’utilizzo delle stesse per agevolarne l’ascesa alla Casa Bianca, lo statunitense Paul Horner, celebre creatore di fake news, ha affermato, in un’intervista al Washington Post, di guadagnare 10mila dollari al mese con Google AdSense. Un’indagine di BuzzFeed, invece, ha rivelato un gruppo di adolescenti macedoni dietro portali esplicitamente favorevoli al tycoon, molto attivi durante le elezioni presidenziali americane, i quali hanno guadagnato più di 5mila dollari al mese.

Perchè vengono condivise con tanta facilità?

“Hai scritto finte notizie per un po’ di tempo. […] Perchè la tua storia sull’invalidazione dei risultati elettorali di Obama, (quasi 250.000 azioni di Facebook, al momento) è così virale?”

“Onestamente, le persone sono decisamente più superficiali. Continuano a condividere roba in giro. Nessuno controlla, voglio dire, è così che Trump è stato eletto. Ha solo detto quello che voleva, la gente ha creduto a tutto; quando le cose che ha detto si son rivelate non vere, alla gente non importava più, l’avevano già accettato. È davvero spaventoso. Non ho mai visto niente del genere.”

Così, lo stesso Paul Horner rispondeva alle domande del Washington Post.

A questa tesi sulla superficialità degli utenti e sul mancante controllo delle informazioni, va incontro uno studio del Laboratorio di Computational Social Science dell’IMT di Lucca.

Tale analisi mostra come gli utenti non cambino idea sulla veridicità di una fake news, neanche quando vengono posti di fronte alla prova della sua origine. Questo risultato può sembrare assurdo, ma spiega il reale processo mentale alla base della viralità delle notizie false. Andiamo alla ricerca di informazioni o notizie, che confermino i nostri valori o le nostre opinioni, e tali informazioni sono le uniche che immagazziniamo. In sostanza, crediamo con più facilità a chi condivide il nostro pensiero e rifiutiamo, invece, tutto ciò che entra in conflitto con la nostra versione della verità.

Quindi, secondo gli studiosi, siamo superficiali, non facciamo attenzione alle informazioni e non ci spostiamo dalle nostre convinzioni…

È soltanto questa la causa del successo del fenomeno fake?

Partiamo dal presupposto, che, chiunque tra noi, almeno una volta nella vita, anche per errore, si sia imbattuto in uno di quei portali fake, ricchi di titoloni sensazionali, foto equivoche e riferimenti espliciti ai fatti accaduti durate la giornata. Molte inchieste hanno già portato alla luce un’intera catena dei cosiddetti “siti acchiappa-click”, conosciuti soprattutto per i tentativi, più o meno riusciti, di imitare testate giornalistiche esistenti o di proporsi come un portale specialistico, riguardante la tecnologia o il benessere, ad esempio.

Secondo un’indagine del 2016, condotta su un campione di 1002 persone, del Pew Research Center, fonte autorevole su fatti riguardanti il rapporto tra cittadini nordamericani e tecnologia, un utente su 4 ha condiviso consapevolmente una fake news, almeno una volta. I due terzi, invece, hanno dichiarato di essere stati disorientati da questo tipo di notizie. (Fonte: Pew Research Center)

Chi condivide fake news “non consapevolmente” rientra in un target digitale novizio?

Purtroppo, una scarsa conoscenza del web non rientra tra le maggiori cause di questo fenomeno. In realtà, ciò che spinge a consultare le cosiddette bufale, è un fattore estraneo al sapere di ognuno.

Nel 2011, Carlo Strapparava, un ingegnere italiano, progettò un software in grado di rilevare le emozioni dei titoli o testi sul web e il loro grado di attrazione o persuasione, aggiudicandosi un finanziamento dalla Digital News Initiative di Google. Ci spiega che nessuno è immune dall’attrazione di certi titoli e notizie, neanche gli utenti consapevoli di tale meccanismo, anche se in possesso di tutti gli strumenti necessari per smascherarne i contenuti. L’intero sistema di fake news fa leva sull’emotività dei lettori, colpiti da notizie che provocano rabbia o commozione, talvolta anche personalizzate.

“Ci vorrebbe un meccanismo di protezione. – spiega Strapparava – Siamo cognitivamente preparati ad assorbire poche informazioni. Quando diventano troppe, è un problema.”

Fonte: Magazine Fondazione Bruno Kessler

Come si può arginare questo fenomeno?

I filtri anti fake news fanno il loro dovere?

Sì, esistono filtri e blocchi, che cercano per quanto possibile di ostacolare il propagarsi delle notizie false, ma vengono puntualmente e costantemente aggirati, attraverso la combinazione di notizie evidentemente false con contenuti più vicini alla realtà, utilizzando domini molto simili a siti già esistenti, come il Fatto Quotidaino, copia farlocca de Il Fatto Quotidiano, che tratta notizie assolutamente prive di qualsiasi fondamento. Inoltre, è frequente il Local Viral Hoax, uno dei trucchi più potenti, che consiste nel diffondere notizie di cronaca false, modificando il nome della città protagonista del fatto avvenuto, in base alla zona geografica di propagazione della notizia. Un escamotage acchiappa-click davvero molto proficuo.

NII: un consorzio da 14 milioni contro la disinformazione

Contro la disinformazione online, è stato istituito il News Integrity Initiative, un consorzio mondiale, che riunisce colossi come Facebook, Mozilla, Wikipedia, AppNexus, European Journalism Center, Unesco e molti altri, gestito dalla Cuny Graduate School of Journalism di New York.

“Fondamentalmente, abbiamo sempre visto NII come un progetto di servizio pubblico. Vogliamo che le persone si sentano potenti, visibili, apprezzate e impegnate nelle loro comunità, in quanto sono armate di notizie e informazioni pertinenti e attendibili.”

Molly de Aguiar, Amministratore Delegato

“[…] Vogliamo dare alle persone gli strumenti necessari per discernere le informazioni che vedono online. Migliorare l’alfabetizzazione delle notizie è una preoccupazione globale; questo gruppo eterogeneo riunito da Cuny riunisce esperti di tutto il mondo per lavorare alla costruzione di comunità più informate”.

Campbell Brown, Head of News Partnership di Facebook

Il decalogo anti bufala

Inoltre, nei primi mesi di quest’anno, in Italia ed in altri 14 paesi europei, Facebook ha introdotto un piccolo vademecum, in 10 punti, per aiutare gli utenti nell’individuazione delle notizie false. Visibile a questo link, offre semplici suggerimenti di verifica delle informazioni, come il controllo della grammatica e della formattazione del testo, che qualsiasi utente può comprendere ed applicare. Le fake news, infatti, sono ricche di errori grammaticali, hanno una strana formattazione, contengono immagini non inerenti il contenuto della notizia, ed, inoltre, possiedono una url assolutamente inusuale, nè autorevole nè attendibile.

L’intervento delle istituzioni

Il governo tedesco ha approvato un provvedimento anti fake news: multe salatissime ai siti web, che non eliminano velocemente questo tipo di contenuti. In Italia, un DDL bipartisan prevede multe e sanzioni penali, qualora queste notizie false abbiano recato pubblico allarme pubblico.

Diffusione delle fake news: il dito puntato contro Facebook 

Fakebook

Nel novembre 2016, Mark Zuckerberg aveva escluso a priori la centralità di Facebook nella campagna elettorale repubblicana di Donald Trump; per altri esperti del settore era evidente, invece, come le fake news, attraverso la piattaforma, avessero influenzato il voto degli americani.

Il 15 dicembre 2016, attraverso un post sulla piattaforma, il fondatore di Facebook corse ai ripari e decise di intervenire nella guerra alle informazioni false con nuovi strumenti. Ammise il fatto di non essere più a capo di un semplice contenitore di notizie, ma di un vero e proprio canale comunicativo e informativo, sempre più centrale nella vita delle persone.

Attualmente, Facebook si sta incentrando su tre aree chiave: l’interruzione delle possibilità di guadagno, in quanto gran parte delle fake news derivano dalla volontà di trarne profitto, la costruzione di nuovi strumenti per frenare la diffusione di notizie false e migliorare la diversità di informazione ed aiutare le persone a prendere decisioni più informate quando si trovano davanti a delle notizie false.

“Il News Feed è il luogo per una comunicazione autentica. Rafforzare l’alfabetizzazione mediatica è una priorità globale, e noi dobbiamo fare la nostra parte per aiutare le persone a capire come prendere decisioni e su quali fonti poter fare affidamento. Le notizie false sono contrarie alla nostra missione di connettere le persone attraverso storie significative. Continueremo a lavorare su questo progetto e siamo consapevoli di avere molto altro lavoro da fare”.

Adam Mosseri, Vice Presidente News Feed di Facebook

Stop alla diffusione di fake news: nuovi strumenti, progetti ed iniziative

Interruzione delle possibilità di guadagno: no alla promozione di fake news

Ridurre gli incentivi economici è una delle tre aree su cui si concentra la strategia di Menlo Park. Questa decisione non permetterà alle pagine che diffondono tali “bufale” di promuoversi su Facebook: nel caso di pubblicazione di fake news, alla pagina verrà rimossa la possibilità di sponsorizzarsi sulla piattaforma per incrementare l’audience. Quando la pagina cesserà la pubblicazione di contenuti fake, allora questa possibilità potrà essere ripristinata.

FJP: nuova credibilità per Facebook

Ad inizio 2017, viene annunciato il lancio del nuovo Facebook Journalism Project, un progetto di supporto rivolto alle aziende del settore giornalistico. Insieme all’assunzione di Campbel Brown, Head of News Partnerships, come intermediaria tra il social network e gli editori, il Facebook Journalism Project sta permettendo a Facebook di riacquistare credibilità e di essere, tra le altre cose, riconosciuto come spazio sano di diffusione di notizie reali. Facebook si impegnerà con gli editori nello sviluppo del prodotto, fornendo libero accesso a CrowdTange, la startup di analytics recentemente acquisita da Facebook. Il social network offrirà assistenza alla stampa per la formazione dei giornalisti e per quanto riguarda la sottoscrizione degli abbonamenti. Istruirà, inoltre, gli utenti ad un corretto e responsabile consumo di notizie, contrastando la diffusione delle fake news.

Non basta segnalare una fake news per farla scomparire?

In realtà, segnalare una fake news su Facebook è un procedimento lungo, che non garantisce la rimozione della notizia. Innanzitutto, viene verificata soltanto se segnalata più volte dagli utenti. In secondo luogo, se i fact checkers riterranno la notizia falsa, questa perderà posizioni nel News Feed e il social la identificherà come “disputed”, allegando i link per consultarne le motivazioni. Nonostante ciò, potrà essere ancora condivisa dagli utenti, i quali riceveranno un avviso sulla sua attendibilità, prima di compiere l’azione, senza eliminare nessun contenuto, poiché questo porrebbe Facebook come editore o censore. Al momento, infatti, le maggiori attenzioni sono rivolte alle bufale create con scopo di lucro.

Fact Checking: News Feed FYI, strumento di controllo e verifica in autonomia

Al contrario della segnalazione, diventa sempre più facile verificare l’attendibilità dei post del social network. Facebook sta testando la nuova funzione Article Context. Al click dell’icona “i” su un post, un riquadro mostra informazioni agli utenti, come l’editore, l’autore, l’argomento, la pagina dell’autore, il numero di condivisioni, i post correlati ed eventuali voci di Wikipedia, oltre al parere degli editori che aderiscono al Facebook Journalism Project. Così, il pubblico può valutare la veridicità della notizia, senza uscire dalla piattaforma. Si tratta di una News Feed FYI, “For Your Information”.

Wikipedia non è redatta da anonimi cybernauti? Non si può incorrere lo stesso in notizie false?

In realtà, lo strumento è in fase di rodaggio: la collaborazione con gli editori migliorerà ancora di più la qualità delle notizie.

“Gli utenti chiedono più informazioni riguardo ai contenuti che vedono in bacheca. Vogliono capire se un autore è affidabile e la notizia è credibile. Le informazioni false su Wikipedia sono rare e vengono corrette in fretta.”

Sara Su, Product Manager di Facebook, intervista al giornale on line TechCrunch

“L’obiettivo è di incoraggiare le persone a pensare criticamente alle notizie e a dare loro il contesto necessario per prendere decisioni consapevoli su quali storie leggere, di quali fidarsi e quali condividere. Questo lavoro riflette i feedback della comunità, editori inclusi, che hanno collaborato allo sviluppo delle funzionalità nell’ambito del Facebook Journalism Project.”

Per concludere, uno spunto di riflessione.

Finirà mai questo fenomeno? Avremo mai la certezza di essere di fronte alla verità, ma soprattutto… la sicurezza di non essere condizionati ed influenzati da queste false informazioni?